
Il vento gonfia le guance come nei disegni dei bimbi. E soffia. Respira. È l'anima volatile dell'autore che scivola fuori dalla lettura solitaria, rimbalza sui comodini vicino ai letti, nelle borse delle signore, sui cruscotti delle automobili, attraversa lo schermo e le pagine virtuali, disegna un cerchio nel gruppo di lettura collettiva, e poi ci segue fino a casa e fino al mare, domani e anche dopodomani.
Qualcosa ci unisce indissolubilmente, cari amici del gruppo di lettura, cari lettori della comunità della parola scritta, detta e interrogata. Per un po' abbiamo respirato la stessa aria, in mezzo a tanta nebbia. L'aria gelida e incosciente di Chris McCandless (Nelle terre estreme), l'aria delusa e mortifera di April e Frank (Revolutionary road), quella pia e golosa della comunità luterana di Berlevaag (Il pranzo di Babette), l’aria cupa e insostenibile del passato di Michael Berg (A voce alta), quella luttuosa di Delia (L’amore molesto), l’atmosfera estetica e sgretolata come rovine antiche di Isabel Archer (Ritratto di signora) quella ribelle di Guy Montag e degli uomini-libro (Fahrenheit 451).
Abbiamo parteggiato, giudicato, compreso, punito, perdonato, tanto che presi da autentico patos tra considerazioni socio-storiche, linguistico-stilistiche, psico-filosofiche, di tanto in tanto ci scappava un “io questo qui (il protagonista) proprio non lo sopporto!” o un “diciamo la verità lei (la protagonista) è una vera stronza”. Insomma ci siamo presi la libertà che si può prendere una zia, per il bene dei nipoti.
In definitiva abbiamo coricato l’autore/autrice sul lettino e l’abbiamo esaminato/a bene, come uno scrutatore d’anime, senza discrezione. Perché ci dice questo? Perché fa finire la storia in questo modo? Perché tiene per lui e non per lei? Quale transfert, quale trauma infantile, quale rapporto con la madre, quale nevrosi creativa?
In cerchio, come dottori in sala d’autopsia, a guardare dentro a un libro. Una lettura soggettiva e insieme oggettiva, come si sarebbe detto in un collettivo femminista degli anni 70. Senza dimenticare nemmeno un “approccio di genere”, agevolato dal fatto che il gruppo conta anche UNA presenza maschile. “È un libro più apprezzato dagli uomini o dalle donne? Se lei fosse stata un lui, o se lui fosse stata una lei come sarebbero andare le cose?”.
Qualcuno a dir la verità spingeva anche per una interpretazione astrologica, come dire: “Non dimentichiamo che l’autore è nato il 20 febbraio alle 15 e15, dunque la storia non poteva certo finire in altro modo, essendo lui del segno dei pesci con ascendente toro”.
Qualcosa si muove più in fretta dentro a un gruppo di lettura. Quell’arietta, quella frescura, quel refolo, si inala tutti insieme come in un rituale terapeutico. Quel venticello si diffonde con leggerezza e con piacere, contaminando in maniera omeopatica anche altre comunità di lettori.
E fa bene alla salute. È un antidoto alla crisi, al malgoverno e ai cattivi pensieri. In definitiva è la nostra resistenza.
Arrivederci a settembre per ricominciare da capo!