venerdì 7 ottobre 2011

Il salotto del martedì - 4 ottobre 2011 - Libertà, di Jonathan Franzen






Un’altra famiglia al centro delle storie e delle analisi psicologiche di Jonathan Franzen, la famiglia Berglund, a partire dalle sue radici familiari, personali, strettamente autobiografiche, per continuare nelle ramificazioni relazionali con gli amici d’infanzia, del college e della vita matura.
Patty e Walter si trovano a vivere una fase di crisi dopo che i figli hanno lasciato la casa: Jessica vive lontana per frequentare l’Università, Joey, ancora molto giovane, ha lasciato la famiglia con un gesto di ribellione e di grave rifiuto, andando a vivere coi vicini di casa, per stare vicino a Connie, la ragazzina alla quale è molto legato. Patty, che nei confronti di Joey ha mostrato un amore preferenziale, soffre questo distacco come uno sfregio, un lutto così profondo che la porta alla depressione e alla dipendenza dall’alcol. I due genitori colti, benestanti, progressisti faticano non poco a gestire questi cambiamenti: dai loro comportamenti educativi si aspettavano altri risultati! Tutto ora è rimesso in gioco, Patty dubita di aver scelto Walter per vero amore, e finisce per tradirlo con Richard, musicista rock, amico del marito: questo rapporto è vissuto con sensi di colpa, con passione, ma senza una vera libertà. Walter, incapace di stare accanto a Patty, così cambiata e distaccata, si dedica completamente alla difesa dell’ambiente, utilizzando l’azione un po’ compromettente di una fondazione miliardaria che da una parte mira allo sfruttamento delle risorse energetiche e dall’altra si applica alla salvezza di specie protette di uccelli o alla lotta contro l’aumento eccessivo della popolazione della Terra.
Joey marca la sua differenziazione dalla famiglia, cercando il successo e il danaro: la sua scelta lo porta a contatto con l’America degli affari della guerra in Iraq, con l’America che costruisce verità ai propri fini per mantenere il potere politico e soprattutto economico.
Dopo aver condotto le loro vite per vie diverse, spesso dolorose e cariche di grandi ripensamenti, i due genitori si ritrovano e si ricostruisce anche un dialogo con i figli su nuove basi.
Uomini, donne, ragazzi, vecchi che cambiano, si trasformano, cercando se stessi nel corpo vivo della società americana, tra gli anni ottanta e gli anni 2000. Una società prima in ascesa fiduciosa, talora un po’ credula e poi spaurita, arrabbiata, spesso rabbiosamente individualista.
L’America della Libertà, della Verità, della superiorità morale, della crescita senza limiti vacilla: chi siamo? dove è andata a finire la nostra innocenza? la nostra superiorità morale? apparteniamo a un paese diviso all’interno delle famiglie, tra sobborghi e metropoli, tra vicini di casa, tra passato e futuro?
Una storia familiare e di maturazione personale come tante altre, ma anche dell’America messa alla prova dall’autoanalisi di donne e di uomini della classe media, che si interrogano sul loro ruolo di genitori e di parte cospicua della società, nel momento in cui le comunità locali diventano sempre più portatrici di interessi individuali meramente egoistici.
A questo punto si deve riconoscere che la narrazione di Franzen fa la differenza per la forte attenzione a ogni sviluppo psicologico ed emotivo: una vera e propria sapienza analitica applicata alle condizioni dei suoi personaggi.
La narrazione ha due parti essenziali, incentrate nell’analisi che la protagonista fa dell’autobiografia (redatta su consiglio del suo terapeuta): nella prima vengono ricostruite, con un'autoanalisi minuziosa, e si potrebbe dire di liberazione, talora quasi ironica, le relazioni di Patty con la madre, con il padre e le sorelle, il rapporto di dedizione con l’amica ossessiva, la competitività ingarbugliata sul campo da gioco della pallacanestro, le scelte di madre e di moglie; nella seconda parte, che viene presentata come “Una specie di epistola di Patty Berglund per il lettore”, c’è il racconto della costruzione faticosa, ma positiva di una biografia autonoma della protagonista, che accetta la solitudine per ricercare i legami con la famiglia d’origine, con i propri bisogni e la propria vocazione.
Altri capitoli essenziali sono dedicati a Walter; viene ricostruita la sua origine: una famiglia svedese immigrata all’inizio del ventesimo secolo in cerca di libertà, benessere e indipendenza, con caratteristiche peculiari di rabbia, dissenso, isolamento. Walter però coltiva la sua differenza nel senso di responsabilità: responsabilità verso la famiglia, l’ambiente, l’amicizia. Il suo lutto sta proprio nel dover accettare che ogni buona strada comporta dei compromessi. In questi capitoli viene a galla la passione ecologista dell’autore, la sua esperienza di osservatore della natura, l’analisi piuttosto pessimista dei rapporti tra capitale, politica e ambiente.
Al centro del romanzo fa da motore il rapporto dialettico depressione/libertà; la depressione appartiene all’uomo e alla società quando entrano nel cammino della consapevolezza e dell’indipendenza. Depressione, perché non si è più certi di sé, di quanto è stato costruito dalle generazioni passate, perché si avverte il cemento franante delle relazioni personali, la ragnatela delle bugie, delle falsità del potere. La trama delle storie individuali e delle famiglie mostra la faticosa ricerca di altre basi fondative per un patto che favorisca legami più liberi nelle famiglie, nelle piccole comunità, nella Nazione, tra cittadini e Stato.
Cosa chiedevano all’America le famiglie d’origine emigrate dall’Europa? Spazi “selvaggi” di libertà dove costruire, nel rischio e nella responsabilità, comunità ed individualità originali, nutrite dell’orgoglio e della certezza di essere unici. I loro eredi, la nuova classe media, inquieta e rabbiosa, amaramente riconoscono che i padri, le classi dirigenti e il potere economico non sono esenti da macchie, che l’America della natura libera e selvaggia è ridotta, da una parte a riserve naturali di libertà condizionata per uomini e animali, e dall’altra a sobborghi ordinati e lindi, dove scopri che il tuo vicino ti odia, ti disprezza e diffida di te; che le donne ancora competono facendo i conti con devastanti sensi di colpa.
Alla libertà dei grandi spazi si sono sostituite le metropoli, dove si può ritrovare l’accettazione delle diversità, dove confluiscono ancora una volta uomini e donne da ogni parte del mondo, sperando nella libertà di esprimersi e di giocare le proprie caratteristiche di originalità.
In un saggio del 1996, Franzen ha scritto che lo scrittore di romanzi si carica di tutto il dolore dei personaggi che rappresentano la società intera; anche in Libertà l’autore vuole dare un quadro corale della società americana (in particolare della costa orientale) carica di tensione, poco riconoscibile nelle nuove generazioni, consapevole del declino politico, morale ed economico. Alla base della scrittura di Franzen c’è il problema di preservare l’individualità e la complessità in mezzo al frastuono, alla durezza, alla violenza dei tempi, alle distrazioni della cultura di massa.
Il suo messaggio finale tuttavia esprime mitezza e gentile fiducia nella possibilità di reggere la verità, di ricominciare a parlarsi, di offrire e saper accettare gesti gratuiti di vicinanza. Fiducia, infine, nell’istinto così come si può osservare nel miracolo di un uccellino che infine ce la fa a riprodursi.
Quando la depressione riesce a mantenersi su un fondamento di responsabilità verso di sé, verso la famiglia, la società e l’ambiente, riconduce gli uni agli altri e libera dalla violenza della rabbia .
(a cura di Luisa Magnani)

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