
Ma quali sono le ragioni di un approccio di questo tipo? È realmente necessario impostare un saggio su un criterio educativo? Il libro risponde esattamente a questa domanda: la situazione attuale è dovuta anche (principalmente?) a una mancanza di educazione, che mette a repentaglio buona parte delle conquiste del passato recente. Ma cosa si intende, più precisamente, per "educazione"? Marzano identifica una relazione di influenza reciproca tra valori e diritti: se i valori vengono persi, i diritti non vengono rivendicati; se i diritti vengono persi, i valori difficilmente sopravvivranno alle nuove generazioni. Tanto i valori quanto i diritti sono a repentaglio; sono però i primi ad essere più fragili, in quanto privi di un riconoscimento formale. Perché, allora, i valori sottostanti a quei diritti conquistati con tanta fatica si sono rivelati così cagionevoli?
La società italiana attuale tende a presentare la subordinazione femminile come un dato di fatto; per quanto questo fatto sia tutt'altro che dato, viene ribadito in modo continuo e martellante (Marzano cita numerosi esempi, basti pensare a molte delle pubblicità che occupano i nostri schermi) al punto che non sembrano esistere alternative ad un ruolo subordinato e degradato della donna.
Proprio la mancanza di un modello alternativo è ciò a cui l'educazione dovrebbe porre rimedio: tanto l'educazione domestica e scolastica, quanto quella "sociale". Considerata la generale idiosincrasia (se non esplicita avversione) della televisione verso i temi dei diritti femminili, l'unico significativo strumento di educazione sociale rimane il caro vecchio libro. In questa prospettiva, quanto fa Marzano è allora scrivere un libro accessibile a un pubblico più ampio possibile. Affinché il progetto dia frutti, altri volumi dovranno seguire, che affrontino il problema ad una maggiore profondità; ma, data la situazione attuale, la scelta di un approccio divulgativo non è tanto una questione di stile, piuttosto una necessità.
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