martedì 13 settembre 2011

Ti consiglio un libro... anzi due: Veladiano, Nemirovsky



Per una strana causalità, tra i vari libri infilati nella valigia delle vacanze ce n'erano due, letti uno dopo l'altro, che tendevano a mescolarsi nella testa, per una serie di echi.
Il primo, La vita accanto, di Mariapia Veladiano (Einaudi 2011), è la storia di una bambina e poi di una donna che deve fare i conti con la sua bruttezza, una bruttezza vera, non una di quelle piccole imperfezioni che ogni donna è così abile a riconoscere nello specchio. A questo insulto della natura e della sorte, si aggiunge la convinzione che proprio la sua bruttezza sia la causa del comportamento della madre, che dal giorno della sua nascita rifiuta ogni contatto con lei, chiudendosi in una cupa solitudine. Altre figure, sempre femminili (poiché il padre, elegante e gentile, in realtà non riesce a fare nulla per la sua bambina, se non isolarla ancora di più “per proteggerla”) si fanno carico di accogliere Rebecca, di amarla, di incoraggiarla: la governante Maddalena, l'amica, la zia. E infine si scoprirà che anche la madre non rifiutava la figlia, ma la vita stessa, in un contesto di affetti familiari confusi.
Rebecca quindi, in qualche modo, ce la farà a entrare nella vita, anche se un po' lateralmente, un po' “in ombra”, aiutata da uno straordinario talento musicale, che le consentirà di esprimere la ricchezza della sua vita interiore.

Il secondo, Il vino della solitudine, di Irène Némirovsky (Adelphi 2011), definito il più autobiografico e personale dei libri della scrittrice ebrea di origini russe, che pochi anni dopo morirà in un campo di concentramento, racconta dell'infanzia infelice della piccola Hélène, la cui madre è troppo concentrata su di sé o impegnata a farsi corteggiare dal suo giovane amante per accorgersi del bisogno di amore della figlia. Anche qui dunque un sofferto rapporto madre-figlia. E anche qui una figura femminile diversa dalla madre, che si fa carico di amare e ascoltare Hélène, Madamoiselle Rose, l'amata istitutrice, il cui nome si sostituisce a quello della madre nelle preghiere serali. Hélène, che intanto si trasforma da bambina un po' goffa in affascinante giovane donna, medita verso la detestata madre la più crudele delle vendette. Ma alla fine prevale in lei il desiderio di andare oltre. Da un'infanzia infelice non si guarisce mai, eppure “non si può essere infelici quando si ha questo: l'odore del mare, la sabbia sotto le dita... l'aria, il vento”. Gli anni dell'infanzia sono stati terribilmente duri – dice ancora la Némirosvky - “ma mi hanno temprata, hanno rafforzato il mio coraggio e il mio orgoglio. E questo mi appartiene. E' la mia ricchezza inalienabile. Sono sola, ma la mia solitudine è aspra e inebriante”.

Due donne, due infanzie difficili, due madri assenti, due diverse vie di riscatto.

mercoledì 17 agosto 2011



Ti consiglio un libro - Nuraghe Beach di Flavio Soriga

Flavio Soriga, Nuraghe Beach. La Sardegna che non visiterete mai, Laterza 2011

L'ultima opera di Flavio Soriga, Nuraghe Beach, è un bellissimo e intrigante invito al viaggio, rivolto a chi è curioso, non ha fretta ed è alla ricerca dei tratti distintivi di un popolo e di un luogo.
Il libro si presenta con una struttura originale: una Premessa, composta da ben 43 brevi capitoli, e Nuraghe Beach, di soli cinque capitoli, cui si aggiunge Bonus Track, una vibrante canzone reggae (Campidano Kiss).

La Premessa vive di due narrazioni parallele: l'epilogo della storia amorosa di Nicola e Marta, sospesa fra Roma e la periferia cagliaritana, e il dialogo fra Nicola e la cugina Katia, vivace sostenitrice del progetto di guida della Sardegna da intitolare Nuraghe Beach.
Questi due filoni narrativi si sviluppano in un contesto, la Sardegna, del tutto antiretorico e lontano dai fasti della Costa Smeralda, tessuto di città e paesi sfiorati dalla modernità, in cui è faticoso vivere, ma dove è necessario ritornare per ritrovarsi e ripartire.

E allora, come in un film sulla propria terra girato con amore incondizionato, scorrono davanti agli occhi i tanti fotogrammi della Sardegna di Nicola: Cagliari, la sua sterminata periferia, il fertile Campidano, dove si succedono paesi che sono ognuno un mondo a sé.

Questa sardità cagliaritana, mite e ironica, si misura senza complessi di inferiorità con i miti dello star system globale, addomesticandoli. Così capita per le moto fatte arrivare via mare dall’America da George Clooney, in vacanza con la Canalis a Tresnuraghes, per un viaggio tra Alghero e Bosa. Proprio a Tresnuraghes? “Ah, yeah, Tresnuraghes, sounds good”, dice lui. “La ragazza della porta accanto (…), in vacanza con George, ma non a Saint Tropez, non a Capri, non a Venice Beach, non a Montecarlo, non a Portofino, non a Forte dei Marmi. No, santo cielo: a Tresnuraghes”.

La sezione Nuraghe Beach presenta le testimonianze di diversi autori dedicate allo scudetto del Cagliari del 1970, vero catalizzatore di sardità, e in particolare a Giggiriva, moderno eroe originario di Cugliano, profondo nord, che ha scelto di restare a Cagliari.

La sezione Bonus track completa la narrazione col ritmo reggae di Campidano Kiss, un gesto poetico che vuole essere suggello affettuoso per chi ha assaporato il senso dei luoghi esclusi dai circuiti turistici di massa: “Questo bacio sardo speciale / un bacio osceno, senza pudore / senza finzioni, un po’ d’amore / e molta forza d’attrazione / un bacio impudico, osceno, enorme, arrogante, ma senza pretese / un bacio sardo campidanese”.

Come precisa la dedica in calce, Nuraghe Beach è proprio un atto d’amore verso Cagliari e la Sardegna, verso i “sardi che vanno e a quelli che restano / ai migranti e a chi li accoglie / nostra patria il mondo intero”.

Flavio Soriga è nato a Uta (CA) nel 1975, ha scritto:
Diavoli di Nuraiò (Il Maestrale 2000, Premio Italo Calvino), Neropioggia (Garzanti 2002, Premio Grazia Deledda Giovani), Sardinia Blues (Bompiani 2008, Premio Mondello Città di Palermo), L´amore a Londra e in altri luoghi (Bompiani 2009, finalista Premio Pen Club, vincitore Premio Piero Chiara), Il cuore dei briganti (Bompiani 2010).

lunedì 1 agosto 2011

Ti consiglio un libro - La voce delle immagini di Chiara Frugoni

Chiara Frugoni. La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo, Einaudi 2010.

A chi non è mai capitato, ad una mostra o in museo, di leggere termini astrusi sulle didascalie di un quadro o di una scultura, di giudicare incongruente la serenità di una Madonna ai piedi del figlio crocifisso oppure di non capire la disposizione delle figure e degli edifici in un quadro che non rispetta le proporzioni e ci racconta una storia con mille dettagli incomprensibili?

“Se non conosciamo il significato di una lingua rimaniamo magari colpiti dalla sua musicalità, ma la nostra superficiale comprensione non permette un dialogo e un arricchimento. Le immagini medievali si esprimevano con una loro lingua fatta anche di gesti in codice, di convenzioni architettoniche, di dettagli allusivi, di metafore, di simboli: se non li conosciamo, quelle immagini non hanno voce”.

Chiara Frugoni – studiosa del Medioevo - si è messa nei nostri panni e con il rigore dello storico che non dimentica mai di citare le fonti, ci offre preziose chiavi di lettura alle opere degli artisti medievali. Grazie al suo aiuto impariamo a riconoscere i gesti del comando, della sottomissione e dell’umiltà; le posture della sconfitta, dell’opposizione, della sofferenza e della perplessità: sentimenti e passioni che non possono trasparire dai volti, quasi sempre impassibili. Dai gesti della parola riconosciamo le situazioni narrative; risaliamo alle fonti dell’iconografia degli evangelisti, delle gerarchie angeliche e in particolare degli arcangeli; impariamo a riconoscere le fogge dell’abbigliamento liturgico, i segni di identificazione e di discriminazione imposti ai diversi (ebrei ed eretici soprattutto) e quelli utili a distinguere puntigliosamente i beati dai santi, i santi defunti da quelli dipinti quando ancora erano in vita. Nelle composizioni architettoniche dei quadri le leggi della prospettiva a volo d’uccello sono ricondotte ai canoni estetici e alle necessità didattiche della Chiesa del tempo. E ancora, le raffigurazioni di Cristo in Croce - trionfante o sofferente - e l’iconografia della Passione, con il significato simbolico degli animali del Bestiario.

Un saggio che cattura più di un romanzo.

venerdì 15 luglio 2011

Ti consiglio un libro - "Il quinto giorno" di Frank Schätzing

Frank Schätzing, Il quinto giorno, Nord 2005

Quando siamo al mare per le nostre vacanze difficilmente pensiamo a quanti rischi l'ecosistema marino corre a causa nostra: scarichi, rifiuti velenosi, trivellazioni, inquinamento portano alla moria di pesci e, di conseguenza, all'aumento delle specie marine a rischio di estinzione.
Ogni anno le associazioni ambientaliste lanciano i loro SOS per sensibilizzare l'uomo ad un maggiore rispetto degli equilibri naturali (quest'anno si è puntata l'attenzione sugli oceani ormai al collasso <http://www.repubblica.it/news/ambiente/rep_rinnovabili_ipso-oceani-al-collasso-in-un-generazione802255.html), ma senza grandi risultati.
Proviamo allora ad immaginare uno scenario in cui “il numero delle specie marine con comportamento aggressivo nei confronti dell'uomo aumenta drammaticamente” (p.478). Se tutte le specie marine manifestassero mutamenti nel comportamento e fossero loro a mettere in pericolo la sopravvivenza dell'uomo?
“Organismi mutati che improvvisamente sembravano consapevoli di quello che facevano […] L'uomo aveva spopolato i mari, lasciando solo qualche miserabile pesce, e i banchi sopravvissuti avevano imparato ad evitare le trappole mortali […] Il mare uccideva gli uomini” (p.481)

Questo lo scenario del romanzo di Franz Schätzing il cui titolo originale era appunto Der Schwarm ovvero lo sciame, il branco.
In italiano il titolo è stato tradotto come Il quinto giorno prendendo spunto dal nome del file che lo scienziato Sigur Johanson, protagonista del romanzo, utilizza per raccogliere i dati della sua ricerca su strani fenomeni che si manifestano in mare: sicuro che le creature marine abbiano acquisito un'intelligenza superiore a quella umana Johanson pensa che il quinto giorno Dio abbia creato gli esseri marini a sua immagine e somiglianza.

Piccoli pescatori spariscono in mare, poi scompaiono interi equipaggi di pescherecci, ma nessuno vi presta attenzione finché le balene cominciano ad attaccare le navi, i mitili ne bloccano le eliche e banchi di meduse velenose infestano gli oceani diffondendo strane malattie tra gli uomini. Un gruppo di scienziati ed esperti mondiali è chiamato a risolvere il mistero e fermare la terribile catastrofe ambientale che ha origine nel mare.

A dispetto delle 1032 pagine, la storia è estremamente coinvolgente proprio perché basata su ricerche e dati reali. Le spiegazioni scientifiche sono sempre chiare ed utili per comprendere e rendere ancora più avvincente la trama narrativa.
La passione dell'autore per le specie che popolano i nostri oceani lo ha portato anche ad approfondirne lo conoscenza da un punto di vista etologico pubblicando anche un altro volume intitolato “Il mondo d'acqua” che descrive scientificamente le meraviglie dell'universo marino.

Dopo aver letto questo romanzo non si potranno più ignorare le conseguenze dei nostri comportamenti, anche quotidiani, nei confronti del mare e dei suoi abitanti:
“Chi è in grado di decidere quale valore può avere una specie animale per lo spirito umano? Vorremmo boschi, barriere coralline e mari pescosi, aria pulita e laghi limpidi. Se continuiamo a danneggiare la Terra e ad annientarne la varietà, distruggiamo una complessità che non comprendiamo e che non saremo mai in grado di sostituire. Le cose che distruggiamo rimangono distrutte. Chi vuole decidere a quale parte della natura possiamo rinunciare?” (p.1020)

giovedì 7 luglio 2011

Ti consiglio un libro - "Invidia" di Elena Pulcini

 Elena Pulcini, Invidia, Il Mulino 2011

Si dice che l’estate sia la stagione delle letture meno impegnative, ma se qualcuno di voi concorderà con me che si tratta di un’affermazione perlomeno discutibile, si tuffi nel saggio di E. Pulcini.


Non si ammette volentieri di essere talora invidiosi: l’invidia è una passione logorante, triste, che tende ad infognarsi; proprio per questi motivi è stimolante analizzarsi, analizzare la società, le relazioni pubbliche e private, che difficilmente possono prescindere dall’invidia. Nel saggio che propongo viene studiata questa passione attraverso opere di narrativa, opere di filosofi, opere di economia e di politica. Scoprirete interessanti relazioni ad esempio tra invidia e democrazia, invidia e donne, invidia e moda… Non si tratta soltanto di una passione privata; essa è incarnata nella società, è una passione che va mutando e mutandoci.

Luisa Magnani

sabato 2 luglio 2011

Ti consiglio un libro - "Eva dorme", di Francesca Melandri


Francesca Melandri, Eva dorme, Mondadori 2010

Un pacchetto postale rispedito al mittente, una madre nubile in tempi difficili, una terra di frontiera divenuta italiana quasi per sbaglio. E un viaggio in treno lungo 1397 chilometri, dalle valli dell'Alto Adige fino al mare di Calabria, per ricomporre i tasselli di una vicenda interrotta al confine tra piccola e grande storia.
Donna moderna e insonne che fa un mestiere moderno, l'organizzatrice di eventi, l'io narrante Eva – ma la vera protagonista è sua madre, Gerda - scende al Sud per accomiatarsi dall'uomo che avrebbe voluto per padre (“solo una volta nella vita mia madre è stata certa dell'amore per un uomo, e io di quello di un padre, mentre tutti gli altri sono passati come acquazzoni estivi: ci hanno infangato le scarpe, ma lasciato i prati secchi”).
Eva dorme, è un romanzo che cattura, ampio e avvolgente, una storia al tempo stesso intima e politica in cui i personaggi reali – da Silvius Magnago ad Alexander Langer – 'dialogano' con quelli di finzione.
Sceneggiatrice di successo al suo esordio nella narrativa, l'autrice ha vissuto a lungo in Alto Adige e sa restituirne tutta l'ambivalenza: storica innanzitutto, recuperando alla nostra memoria di turisti distratti episodi salienti o dimenticati – l'italianizzazione forzata sotto il fascismo, lo sradicamento culturale, il terrorismo degli anni '60 – ma anche linguistica e sentimentale, nelle tante parole in tedesco e nel richiamo dolente all'Heimat che percorrono l'intero libro.

Cinzia Pollicelli

(Francesca Melandri incontra i lettori alla Biblioteca Delfini di Modena giovedì 14 luglio alle 18,30, all'interno del ciclo Di genere gentile. Donne che parlano di donne).

martedì 14 giugno 2011

Ti consiglio un libro - Settanta acrilico trenta lana di Viola Di Grado

Come scrive Viola Di Grado!

Dopo aver visto la sovraccoperta del suo libro d’esordio, Settanta acrilico trenta lana (E/O 2011), tappezzata dalla lista dei premi letterari per i quali l’autrice è segnalata, o è candidata o è già vincitrice; dopo aver letto tutti i commenti strabilianti - «Formidabile prova di scrittura», «Una scrittura che sa impregnarsi del delirio grazie a un sicuro possesso dello strumento espressivo», «Scrittura poetica e corrosiva», «Viola Di Grado azzera la lingua e spinge le parole da risignificare verso un tono speciale»,  «una scrittura che ricorda la forza narrativa di Kitano immersa in una vasca di acqua gelata di poesia di Björk», e molti altri di questo tono (!) - volevo proprio scoprire se la ventitreenne catanese è davvero la nuova Virginia Woolf, oppure se si tratta della grande truffa del rock ‘n’ roll.

E con felicità - e pure un po’ di invidia per una giovanotta che sembra avere la maturità stilistica di una quarantenne - ho scoperto che non c’è trucco e non c’è inganno: Viola di Grado scrive davvero bene. A volte un po’ innamorata della sua stessa scrittura, a volte un po’ compiaciuta in una allure da dark lady, ma non c’è dubbio che ci sa fare con le parole.

E anche con le storie, perché la vicenda narrata è un ossessionante circolo vizioso di compulsioni e manie di una madre, di una figlia e – come se non bastasse – degli altri personaggi che a poco a poco si avvicinano a Camelia, la protagonista. Ogni figura sembra incapace di fuggire da un loop di sensi di colpa, odio, amore, crudeltà, desiderio, il tutto all’ombra di una cappa di monotonia che ha il colore del cielo grigio di Leeds.

E non vedo l’ora di vedere Viola Di Grado dal vivo, intervistata da Elisa Vignali a Modena, venerdì 8 luglio alle 18, all’interno del ciclo di incontri Di genere gentile. Donne che parlano di donne, che si tiene nel chiostro di Palazzo S. Margherita, all’interno dell’Estate modenese 2011.