
lunedì 2 agosto 2010
Un libro un film - Lo spazio bianco di Valeria Perrella

martedì 13 luglio 2010
Un libro un film - Happy Family® di Alessandro Genovesi
Ed è la fidanzata di Filippo, Marta, che ci introduce all'altra famiglia non proprio felice, i cui componenti non hanno nemmeno un nome: sono soltanto Mamma e Papà di Marta. La mamma di Marta è una quarantenne nevrotica e brontolona, sempre innervosita dalla superficialità del marito, che considera un imbecille, incallito fumatore di canne. Ci sono poi Gianni e Lucia, due cani invece molto felici, e nonna Anna, novantaduenne madre di Vincenzo, malata di Alzheimer, di certo smemorata, ma sicuramente non triste.
venerdì 2 luglio 2010
Un libro un film - Un uomo solo, di Christopher Isherwood

Nel film tratto dal libro, A single man, di Tom Ford, Colin Firth interpreta George, mentre Julianne Moore è Charley, ed entrambi sono convincenti nel loro ruolo. La trascrizione è abbastanza fedele al libro, di cui a volte sono direttamente citati dei passaggi.martedì 15 giugno 2010
Un libro un film - Sherlock Holmes
Sherlock Holmes è un personaggio che non ha certo bisogno di grandi presentazioni. Nato dalla penna di Arthur Conan Doyle nel 1887, con la pubblicazione del romanzo Uno studio in rosso, rappresenterà, per le generazioni a seguire, il prototipo dell'investigatore accompagnato dal fedele amico ed aiutante Watson. Proprio lui è tornato ad essere protagonista del grande schermo con l'ultima di una lunga serie di trasposizioni cinematografiche delle sue avventure, Sherlock Holmes, diretto da Guy Ritchie ed uscito nelle sale italiane a fine 2009.
Se avete letto qualcuna delle avventure di Sherlock Holmes, il personaggio che vedrete sul grande schermo di certo vi stupirà. Questa la descrizione 'dai ricordi del dottor John H. Watson' in Uno studio in rosso: “Aveva abitudini tranquille e regolari. Di rado restava alzato oltre le dieci di sera, ed invariabilmente aveva già fatto colazione ed era uscito quando io mi alzavo, la mattina. Qualche volta passava la giornata al laboratorio chimico; altre volte, se ne stava dalla mattina alla sera in sala anatomica, e, ogni tanto, faceva lunghissime passeggiate, specialmente nei quartieri più miserabili della città”.
L'investigatore calmo e posato, elegante e colto descritto da Doyle viene reinventato da Ritchie e diventa un eroe d'azione pronto al combattimento in strada, “il più incurabile pigrone che abbia mai calzato scarpe” lo vedremo, impavido, addirittura lanciarsi nel Tamigi.
Particolare attenzione viene prestata alla resa cinematografica dei suoi procedimenti induttivi – azioni rallentate e ripartenze illustrano come la sua mente elabori strategie per uscire da situazioni scomode o come prepari l'attacco agli avversari per uscirne vincitore – ma non mancano celebrazioni del suo mitico ragionamento deduttivo. La scienza della deduzione, basata sul principio che “la vita è una grande catena la cui natura si rivela a chiunque ne osservi anche un solo anello”, permetterà di risolvere con successo i casi più intricati, ma rivelerà anche la sua fallibilità proprio nell'incontro, su pellicola, con la fidanzata di Watson.
Malgrado i molteplici tentativi di Doyle di 'uccidere' il suo personaggio, Sherlock Holmes continua a vivere quindi non solo tra le pagine dei libri, ma anche nelle numerose versioni cinematografiche.
Quale sarà il vero Sherlock Holmes? Sarà il tranquillo fumatore di pipa o il geniale lottatore di strada? Forse rileggendo ora qualcuno dei racconti vi capiterà di prestare maggiore attenzione a piccoli incisi descrittivi di questo tipo: “ Se invece di rimanersene lì buono e tranquillo fosse venuto avanti colpendomi con il suo gancio al mento, l'avrei riconosciuta immediatamente”, si dice di lui in Il segno dei quattro.
Quanti accenni di questo tipo ci saranno sfuggiti nella lettura e potrebbero, invece, confortare questa rivisitazione dello stereotipo di Sherlock Holmes?
Se vi convince e vi piace questa versione di eroe moderno nella interpretazione di Robert Downey Jr, accompagnato da Jude Law nei panni di Watson, non avrete che da attendere la prossima uscita di Sherlock Holmes 2, prevista per dicembre 2011, magari rileggendo qualcuna delle sue avventure su carta!
domenica 6 giugno 2010
Un libro un film - Antonia S. Byatt - Possessione

Dal libro nero e malconcio che Roland Michell sta consultando alla London Library spuntano inaspettatamente due lettere del poeta vittoriano Randolph Henry Ash indirizzate ad una signora. Roland, che è ricercatore a contratto e ad Ash ha dedicato la tesi di dottorato, pensa che queste lettere potrebbero appartenere ad una corrispondenza più vasta, capace forse di mettere in discussione le certezze accademiche sulla personalità del poeta e sulla sua esistenza. Impulsivamente fa scivolare le lettere nella sua cartelletta personale. Un’altra visita in biblioteca il giorno successivo e Roland è in grado di identificare la destinataria: Christabel LaMotte, poetessa epica e autrice di fiabe per bambini; per proseguire nell’indagine è perciò indispensabile allearsi con l’esperta di Christabel, la professoressa dell’università di Lincoln Maud Baily.
Inizia una caccia agli indizi letterari, alle lettere e ai diari che conduce Roland e Maud sulle tracce dei due poeti fin nello Yorkshire e in Bretagna; la trama romanzesca che a mano a mano si dipana li ossessiona e, in parte, li contagia.
Di una storia non è lecito rivelare tutto quel che succede, né come va a finire, per riguardo a chi non ha ancora letto il libro. Ma la “storia romantica” del sottotitolo non è la sola fonte di piacere e di interesse. Tra le tante citazioni ogni lettore ne riconoscerà e apprezzerà qualcuna: io ho trovato straordinari i passi sulla lettura che credo valga la pena di riportare:
“È possibile per uno scrittore creare, o almeno ricreare per il lettore, i piaceri primari del mangiare, o del bere, o dell’osservare, o del sesso….Di solito non si soffermano sul piacere altrettanto intenso della lettura…. Esistono - di uno stesso testo – letture fatte per dovere, letture che registrano e sezionano, letture che sentono un fruscio di suoni mai uditi, che contano piccoli pronomi grigi per diletto o per istruzione e per un certo tempo non odono né oro né mele. Ci sono letture personali, che cercano di afferrare significati personali, io sono piena d’amore, o di disgusto, o di paura, e vado in cerca d’amore, o disgusto, o paura. Ci sono – credetemi – letture impersonali – in cui l’occhio della mente vede le righe muoversi in avanti e l’orecchio della mente le sente cantare e cantare. Di tanto in tanto ci sono letture che fanno rizzare e tremare i peli sul collo, il nostro vello inesistente, quando ogni parola brucia e splende aspra e chiara e infinita ed esatta, come pietre di fuoco, come stelle puntiformi nel buio – letture in cui la consapevolezza che conosceremo ciò che è scritto in maniera diversa o migliore o soddisfacente, precorre qualsiasi capacità di dire ciò che sappiamo, o come lo sappiamo. In tali letture, la sensazione che il testo sia interamente nuovo, mai visto prima, è seguita, quasi immediatamente, dalla sensazione che sia sempre stato là, che noi lettori sapevamo che c’era, e abbiamo sempre saputo che era così com’era, benché ora per la prima volta abbiamo riconosciuto, diventandone pienamente consapevoli, la nostra conoscenza” (p.469-470).
Non è solo per dovere che Beatrice Nest, ricercatrice “indiscutibilmente solida eppure amorfa”, legge da venticinque anni il diario di Ellen, moglie di Randolph Ash. All’inizio, forse (ne avrebbe dovuto ricavare la pubblicazione necessaria alla sua carriera accademica), ma poi si è convinta che quella donna apparentemente simpatica e sciocca in realtà la voglia deliberatamente disorientare. Ha cominciato con il condividere “i lunghi giorni di prostrazione di Ellen in stanze dagli scuri accostati” ed è diventata infine la custode del nido familiare degli Ash. La lettura del diario non pubblicato è prerogativa esclusiva di Beatrice che “come la pecora bianca intralciante di Alice attraverso lo specchio” lo sottrae agli occhi del resto del mondo.
Nella trasposizione cinematografica del romanzo (2002, regia di Neil LaBute) molte scelte, e fra queste l’eliminazione del personaggio di Beatrice, rendono la visione del film decisamente meno attraente della lettura del libro.
sabato 15 maggio 2010
Spifferi d'autore
Da dove viene questo vento? Da un libro. Da un libro che abbiamo dimenticato aperto. I libri vanno richiusi una volta letti e risistemati sugli scaffali. Eppure quel venticello si continua a sentire. Fa il solletico alle orecchie, rinfresca la mente, spinge, spettina, consola. E cosa mai potevamo aspettarci? che si lasciasse rinchiudere?Il vento gonfia le guance come nei disegni dei bimbi. E soffia. Respira. È l'anima volatile dell'autore che scivola fuori dalla lettura solitaria, rimbalza sui comodini vicino ai letti, nelle borse delle signore, sui cruscotti delle automobili, attraversa lo schermo e le pagine virtuali, disegna un cerchio nel gruppo di lettura collettiva, e poi ci segue fino a casa e fino al mare, domani e anche dopodomani.
Qualcosa ci unisce indissolubilmente, cari amici del gruppo di lettura, cari lettori della comunità della parola scritta, detta e interrogata. Per un po' abbiamo respirato la stessa aria, in mezzo a tanta nebbia. L'aria gelida e incosciente di Chris McCandless (Nelle terre estreme), l'aria delusa e mortifera di April e Frank (Revolutionary road), quella pia e golosa della comunità luterana di Berlevaag (Il pranzo di Babette), l’aria cupa e insostenibile del passato di Michael Berg (A voce alta), quella luttuosa di Delia (L’amore molesto), l’atmosfera estetica e sgretolata come rovine antiche di Isabel Archer (Ritratto di signora) quella ribelle di Guy Montag e degli uomini-libro (Fahrenheit 451).
Abbiamo parteggiato, giudicato, compreso, punito, perdonato, tanto che presi da autentico patos tra considerazioni socio-storiche, linguistico-stilistiche, psico-filosofiche, di tanto in tanto ci scappava un “io questo qui (il protagonista) proprio non lo sopporto!” o un “diciamo la verità lei (la protagonista) è una vera stronza”. Insomma ci siamo presi la libertà che si può prendere una zia, per il bene dei nipoti.
In definitiva abbiamo coricato l’autore/autrice sul lettino e l’abbiamo esaminato/a bene, come uno scrutatore d’anime, senza discrezione. Perché ci dice questo? Perché fa finire la storia in questo modo? Perché tiene per lui e non per lei? Quale transfert, quale trauma infantile, quale rapporto con la madre, quale nevrosi creativa?
In cerchio, come dottori in sala d’autopsia, a guardare dentro a un libro. Una lettura soggettiva e insieme oggettiva, come si sarebbe detto in un collettivo femminista degli anni 70. Senza dimenticare nemmeno un “approccio di genere”, agevolato dal fatto che il gruppo conta anche UNA presenza maschile. “È un libro più apprezzato dagli uomini o dalle donne? Se lei fosse stata un lui, o se lui fosse stata una lei come sarebbero andare le cose?”.
Qualcuno a dir la verità spingeva anche per una interpretazione astrologica, come dire: “Non dimentichiamo che l’autore è nato il 20 febbraio alle 15 e15, dunque la storia non poteva certo finire in altro modo, essendo lui del segno dei pesci con ascendente toro”.
Qualcosa si muove più in fretta dentro a un gruppo di lettura. Quell’arietta, quella frescura, quel refolo, si inala tutti insieme come in un rituale terapeutico. Quel venticello si diffonde con leggerezza e con piacere, contaminando in maniera omeopatica anche altre comunità di lettori.
E fa bene alla salute. È un antidoto alla crisi, al malgoverno e ai cattivi pensieri. In definitiva è la nostra resistenza.
Arrivederci a settembre per ricominciare da capo!


